I Digesta, le Iinstitutiones e il Codex di Giustiniano e dei suoi giuristi costituiscono il momento conclusivo dell’età della formazione del sistema del diritto romano e la base del suo posteriore sviluppo fino a noi.
Il progetto di una nuova traduzione in italiano dei Digesta[1] di Giustiniano nasce inizialmente sotto la guida del professor Sandro Schipani (Università di Roma ‘Tor Vergata’) nel quadro del Convegno internazionale “Il latino del diritto”, tenutosi a Perugia nel 1992 (si vedano gli Atti del Convegno in Schipani e Scivoletto, 1994).
La ricerca interuniversitaria cofinanziata dal MIUR: “Traduzione dei Digesta di Giustiniano: lessico giuridico, storia e dogmatica”, diretta da S. Schipani, con la collaborazione di L. Lantella, ha avuto la propria Unità centrale inizialmente presso l’Università di Roma “Tor Vergata” e successivamente presso l’Università di Roma “La Sapienza” e si è proposta l’obiettivo scientifico-teorico di individuare-analizzare, suggerire impostazioni per risolvere i problemi di varia natura (semantica, sintattica, giuridica in senso lato, giuridico dogmatica) che si incontrano nel tradurre fonti giuridiche romane e, indirettamente, nel tradurre fonti giuridiche del sistema del diritto romano che di quelle sono sviluppo e accrescimento. (per un maggiore dettaglio sui contenuti del progetto di ricerca si veda Lantella e Schipani, 1994: 407 ss.).
Fin dall’inizio del progetto è stata prevista un’opera di revisione della traduzione, con la finalità di garantire una traduzione il più omogenea possibile. L’attività di revisione ha anche animato due convegni scientifici, che si sono tenuti rispettivamente a Lecce e a Sassari, e i cui esiti sono descritti nei volumi Bianco e Tafaro (2000); Sini e Ortu (2001). Alla revisione dei primi due volumi hanno collaborato Giovanni Lobrano, Arrigo Manfredini, Antonino Metro, Sebastiano Tafaro, Giuseppe Valditara (si veda la sezione dedicata per un elenco dettagliato di tutti i partecipanti e dei ruoli svolti da ciascuno di essi nella pubblicazione dei volumi usciti fino a oggi).
Parallelamente a tale revisione il prof. Schipani ha costituito un gruppo di lavoro strutturale, in grado di lavorare in modo continuativo alla revisione redazionale e sostanziale e all'integrazione dei testi raccolti. Il gruppo era inizialmente composto dai professori Riccardo Cardilli e Aldo Petrucci, ai quali si sono affiancati, per il secondo volume, Antonio Saccoccio, Massimiliano Vinci e Silvia Conte (Università di Roma ‘Tor Vergata’). Hanno inoltre collaborato Matteo Marrone, Emanuela Calore, Aniello Parma e Daniele Natili. Il primo libro è stato revisionato da Sandro Schipani e Lelio Lantella, mentre il Gruppo di lavoro ha messo a punto il proprio metodo di lavoro per la revisione dei volumi successivi sulla base dei criteri generali delineati da Schipani ed enunciati in Schipani e Scivoletto (1994: 135 ss.); cfr. anche Schipani (1994 [ma 1996]: 553 ss.) e Schipani (2001: 236). A questo lavoro è seguita una ulteriore lettura per garantire la chiarezza comunicativa del testo, da parte di Lelio Lantella, con la collaborazione di Lucia Zandrino. Le proposte emerse sono state nuovamente vagliate dal gruppo di lavoro e quindi in ultima analisi approvate da Schipani.[2]
A partire dal 2011 l’Unità operativa e gestionale del progetto è stata spostata all'Università degli Studi di Roma ‘La Sapienza’, presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche, per la realizzazione e pubblicazione dei libri 28–32, avvenuta nel 2014. Laa tradizionale direzione del professor Schipani è proseguita con l'affiancamento dei professori Antonio Saccoccio (‘Sapienza’ Università di Roma) e Aldo Petrucci (Università di Pisa) e la pubblicazione dell’ultimo volume V.2 nel 2021.
Nel 2023 il gruppo di lavoro, al quale si era aggiunto Michele Pedone, ha vinto un bando nazionale per i progetti di ricerca. In particolare l'Università di Pisa, dipartimento di Scienze Giuridiche ha ottenuto un finanziamento dal MUR per il progetto: P20224NJLK – SH2 - TESTO "Translating, Encoding, Sharing The Origins. From the Littera Florentina to an open-access Italian translation of Justinian's Digest". Il coordinatore del progetto attualmetne in corso è Michele Pedone mentre il partenariato è composto dallo storico insieme delle istituzioni che già collaboravano al proggetto, ovvero l'Università di Roma "La Sapienza", l'Università di Brescia e l'Istituto di Linguistica Computazionale del CNR.
Gli obeittivi del progetto, oltre a completare la traduzione di tutti i 50 libri, sono molteplici: produrre un formato dei testi paralleli standardizzato e riconosciuto a livello internazionale (XML TEI); implementare metodi e strategie per la preservazione a lungo termine dei dati; estrarre un glossario bilingue dalla banca dati testuale.
Con il procedere dell'opera di traduzione il gruppo di lavoro ha sentito l'esigenza di poter attingere alle traduzioni già completate sia mirando alla normalizzazione della traduzione, ma anche con l'intenzione di velocizzare e standardizzare il processo. Con questo obiettivo l'Istituto di Linguistica Computazionale "A. Zampolli" del CNR di Pisa (CNR-ILC) è stato coinvolto nel 1994 per la predisposizione di un sistema di consultazione del corpus testuale parallelo latino-italiano prodotto dall’allineamento dei testi latini dei Digesta e delle traduzioni in italiano, basato sul motore di analisi testuale DBT (Data Base Testuale). Lo strumento, sviluppato da Eugenio Picchi presso CNR-ILC, ha permesso l’interrogazione contrastiva dell'archivio parallelo.
Il contributo linguistico-computazionale si è concretizzato in una prima fase attraverso la realizzazione di un programma di consultazione informatizzata della traduzione come applicativo stand-alone, che era destinato ai traduttori.
Nei primi decenni del Duemila si diffonde l'uso di Internet pertanto, quando questo diviene il punto di accesso privilegiato per gli applicativi software d'interrogazione di banche dati ad accesso multiplo, CNR-ILC realizza un'applicazione web per ricerche online sulla banca dati bilingue (vedi Didammatica 2014).
La migrazione su Web ha allargato la platea dei fruitori e obbligato ad una revisione/semplificazione delle funzionalità: non si è più trattato di mettere i Digesti nella mani dei soli giuristi di Diritto romano, ma anche di non specialisti, siano essi studiosi od operatori del diritto: avvocati, magistrati, notai, anche studenti che si preparino ad esserlo, o altresì semplici estimatori dei testi o anche linguisti interessati a quel periodo storico.
Circa cento anni fa fu realizzata una edizione tascabile dei Digesti proprio per la "comodità degli avvocati e dei giudici, che li potessero portare in udienza". Oggi, questa traduzione in italiano, dopo un secolo di "esclusione dei non addetti ai lavori", torna a porre i Digesti nelle loro mani. Leggere lo stesso codice in tanti Paesi diversi in lingue diverse, con il comune possibile riferimento allo stesso testo originario, fa entrare in una stessa problematica e in una unica logica di verificabilità del ragionamento giuridico, sulla base di comuni principi che si accrescono nel processo di un diritto che ha posto al suo centro gli uomini e la loro uguaglianza. Questa prospettiva giuridica e politica di un diritto comune per tanti Paesi, ha lo scopo di raggiungere un numero sempre maggiore di lettori e di diffondere e valorizzare tale patrimonio storico-culturale.
La consultazione su pc, tablet o smartphone e anche in lingua italiana, non solo torna a facilitare la sua lettura da parte dello studioso, ma la rende disponibile ad una platea più ampia e articolata di utenti, offrendo modalità di fruizione dei contenuti in linea col progresso tecnologico.
Il sito web permette la consultazione del testo latino e della sua traduzione in italiano, dei libri sino ad ora tradotti e offre più chiavi di accesso ai testi:
La consultazione dei contenuti si arricchisce della possibilità di leggere e di scaricare liberamente i file in formato PDF relativi alle porzioni di testo interrogabili.
Ad esclusione dei libri 30,31 e 32 che hanno una suddivisione legata alla necessità di avere una dimensione gestibile del file pdf, gli altri libri hanno prodotto tanti file pdf quanti sono i Titoli contenuti.
1Esistono traduzioni in italiano dei Digesta precedenti al progetto iniziato e diretto dal professor Schipani: F. Foramiti, Corpo del diritto civile, vol. 1–4, ed. G. Antonelli, Venezia, 1836–1844; G. Vignali, Corpo del diritto, vol. 1–10, ed. V. Pezzuti, Napoli, 1856–1862; Avv. Italiani, Corpus Juris Civilis, ed. E. Perino, Roma, 1885. Tuttavia tali traduzioni in italiano sono di difficile lettura, e non sono state ristampate (Schipani, 2005: xxviii).
2La storia del progetto almeno fino al 2005 è stata ricostruita a partire da Schipani (2005).
La creazione del corpus parallelo bilingue del Digesto rappresenta un’iniziativa peculiare nel panorama delle risorse per gli studi giuridici e la linguistica storica. Sono stati sviluppati diversi corpora per gli studi giuridici, sia monolingui sia multilingui. L’infrastruttura CLARIN ospita una “Legal Corpora” Resource Family, che include risorse come Europarl (Koehn 2005), una raccolta dei dibattiti del Parlamento europeo in 21 lingue, e il corpus JRC-Acquis (Steinberger et al. 2006), un corpus parallelo allineato a livello di frase in 22 lingue. Tuttavia, cercando in letteratura, permane una notevole assenza di corpora multilingui specificamente dedicati ai testi giuridici storici.
D’altra parte, sono stati compiuti significativi sforzi nella digitalizzazione dei testi storici. Tra le varie iniziative possiamo menzionare la Perseus Digital Library (Crane 1987; Crane et al. 2006), che offre un’ampia collezione digitale di testi in greco antico e latino; le cinque treebank per il latino, ora allineate alle linee guida di annotazione del progetto Universal Dependencies (Haug e Jøhndal 2008; Bamman e Crane 2011; Passarotti 2019; Cecchini et al. 2020; Cecchini et al. 2020); Corpus Corporum, un’altra collezione digitale liberamente accessibile di testi latini (Roelli 2014); Musisque Deoque (Boschetti, Del Grosso & Spinazzè 2021), una raccolta digitale di poesia latina.
Per quanto riguarda i corpora paralleli o comparabili di testi storici, merita di essere menzionato il lavoro di Yousef e Berti (2015), che hanno allineato automaticamente testi in greco antico e latino con le loro traduzioni inglesi a livello di frase e di parola.
Il nostro lavoro sul Digesto riunisce dunque le sfide e le considerazioni metodologiche proprie di due ambiti di ricerca:
Il processo di informatizzazione dei dati costituisce un ecosistema tecnologico e, in quanto tale, presenta caratteristiche specifiche. Oggi gli obiettivi di tale processo non possono essere orientati esclusivamente al miglioramento delle prestazioni. Lo sviluppo di strumenti di supporto per l’utente richiede infatti un approccio diverso, che tenga conto del contesto. L’obiettivo è rendere la ricerca più reattiva ai cambiamenti, non solo tecnologici ma anche sociali e culturali.
Oltre ad adattare e migliorare gli strumenti già sviluppati, abbiamo mappato in XML TEI il corpus parallelo creato a partire dalle concordanze bilingui e tutte le risorse derivate, con l’obiettivo di diffondere i risultati del progetto, preservarli dall’obsolescenza e rendere i dati interoperabili. Abbiamo scelto di depositare la nostra risorsa nell’infrastruttura CLARIN per le risorse linguistiche, grazie alle sue solide capacità e al suo impegno nell’ampliare l’accesso ai dati linguistici.
Abbiamo realizzato un modello di rappresentazione in TEI e implementato un processo di mappatura automatica. Ciò ha prodotto file distinti per ciascun libro, disponibili sia nella versione italiana sia in quella latina. Ogni libro presenta una struttura ad albero suddivisa in sezioni, codificate mediante il tag <DIV>. L’ordinamento e l’organizzazione seguono le unità testuali del Digesto nella loro forma originale a stampa. Nel formato individuato a ciascun tag di sezione sono assegnati attributi che ne specificano il tipo: titolo; frammento; principium/paragrafo; un identificatore per l’allineamento testuale nelle due lingue.

L'obiettivo finale, oltre a mappare i testi in TEI, è ricostruire la storia del progetto così da popolare l’header del corpus di tutte le informazioni che rigurdano i dati, i progetti, gli autori e le scelte di traduzione adottate. Il passo finale sarà poi il deposito della risorsa all'interno dell'Infrastruttura di Ricerca CLARIN.
Lo scopo originario del progetto era fornire uno strumento prezioso da utilizzare come memoria di traduzione, al fine di garantire la normalizzazione delle traduzioni. L'obiettivo del progetto si è progressivamente ampliato per assicurare la condivisione dei dati con la comunità scientifica. Per questo motivo, e per garantire la conservazione dei dati e delle risorse create nella lunga storia del progetto, abbiamo deciso di convertire il corpus bilingue allineato nel formato interoperabile XML TEI e di condividerlo con le comunità delle scienze umane e sociali (Digital Humanities) attraverso l’infrastruttura CLARIN, nel rispetto delle buone pratiche alla base dei principi FAIR.
All’interno di questa infrastruttura digitale distribuita, i singoli centri costituiscono i nodi della rete. Per il nostro progetto ci siamo rivolti a ILC4CLARIN, un centro CLARIN di tipo B, che fa parte di CLARIN-IT, il nodo italiano di CLARIN ERIC.
In questo modo, miriamo non solo a preservare le risorse sviluppate, ma anche ad allinearle al framework CLARIN e a facilitarne l’interoperabilità con i servizi linguistici offerti dall’infrastruttura. Questa scelta strategica è in linea con la missione di CLARIN di migliorare la reperibilità dei dati e di favorire l’interoperabilità negli studi linguistici e culturali.
Inoltre, l’infrastruttura CLARIN ci offre l’opportunità di pubblicare i dati testuali nel contesto in evoluzione dei Linked Open Data (LOD) per potenziare la condivisione dei dati.
La piattaforma LOD mira infatti a integrare dataset eterogenei provenienti da diversi ambiti in un quadro coerente, promuovendo così un approccio interconnesso alle pratiche di ricerca. Collocando in futuro i nostri dati nella “nuvola” dei Linked Open Data linguistici, potremo garantire che essi siano non solo accessibili, ma anche interconnessi con altre risorse. Questa interconnessione consentirà interrogazioni e analisi più ricche e complesse, aumentando così l’utilità complessiva dei nostri dati per la comunità scientifica.